Northern Ireland Trophy: si ricomincia da Ronnie
Di Enrico Galli, in Snooker - Articoli - settembre 2008

Cosa succede allo snooker? Sono ormai anni che su queste pagine parliamo di periodo di transizione, cambio generazionale, avvicendamenti al vertice in attesa che qualche giovane  rampante si imponga come "next big thing"... e invece ci troviamo con un 33enne, ormai sulla breccia da oltre 15, che è contemporaneamente campione del mondo, campione del Regno Unito, numero 1 in classifica e ora, all'inizio della nuova stagione, vincitore al Northern Ireland Trophy con una schiacciante supremazia sul malcapitato finalista (peraltro lui stesso 41enne!).


John Higgins, considerato da O'Sullivan
il suo avversario più temibile

Dobbiamo dunque aspettarci un noioso e incontrastato monologo nei prossimi mesi? Certamente no, e a giustificare questa risposta è sufficiente il nome del personaggio in questione: Ronnie O'Sullivan. Non ci si può annoiare a vederlo in azione, per almeno due valide ragioni: la prima è quello smisurato talento che neppure i suoi più feroci detrattori riescono a negargli, e che gli consente prodezze balistiche tali da far restare ogni volta letteralmente a bocca aperta; la seconda è ciò che più lo differenzia rispetto ai grandi del passato, Hendry in testa, e che probabilmente gli impedirà di raggiungerli in termini di titoli conquistati: la tenuta mentale. Tutti coloro che frequentano un po' il mondo dello snooker sanno quali e quanti problemi il buon Ronnie abbia passato nella sua giovinezza, e si trascini dietro tuttora. E anche nel momento "magico", in cui sembra tramutare lo snooker in un gioco da ragazzi, in cui appare anni luce superiore a coloro che pure lo tallonano in classifica, lo spettatore esperto ha in sè la consapevolezza che tutto possa ribaltarsi in pochi attimi. A volte basta un errore, un po' di tatticismo in più dell'avversario, uno scambio difensivo di troppo, e il Ronnie imbattibile diventa un giocatore vulnerabile, nervoso, a volte persino rinunciatario. E sebbene il suo equilibrio psicofisico di questi tempi sia invidiabile (per i suoi standard se non altro!), anche in questa vittoriosa campagna irlandese ha avuto modo di far trasalire più volte i suoi tifosi, camminando pericolosamente sull'orlo della sconfitta per poi dominare da par suo nel finale di partita.


Dave Harold, la sua ultima finale in un
torneo del main tour risale al 1994

A cominciare dal suo esordio stagionale, contro il vecchio amico ed espertissimo Ken Doherty, 39 anni, per la prima volta in carriera costretto al turno di qualificazione poichè uscito dai primi 16 del ranking al termine di una stagione sfortunata. Dimostrerà contro O'Sullivan di avere tutte le carte in regola per tornare ai livelli di classifica che gli competono, giocando un gran match e reagendo sia alle incontenibili serie offensive del rivale, che a un memorabile e interminabile terzo frame giocato sul suo terreno preferito, quello della tattica esasperata, e ugualmente perduto. Malgrado ciò riesce a portarsi avanti 4-2, a un passo dalla vittoria, con un Ronnie che fatica a trovare il ritmo partita a lui congeniale. Ma come spesso gli accade, basta un "click" per mettere in movimento tutti i cilindri del suo scintillante motore, e con serie da 73, 84 e 92 porta a casa gli ultimi 3 frame senza lasciare una sola palla giocabile all'avversario.

Oltre a Doherty, molto sfortunato nel sorteggio, altri grossi nomi cadono al primo turno: Ebdon, cui il giovane cinese Wenbo ha inflitto un pesante 5-0; l'altro cinese Junhui, vittima del poco quotato Mark Davis; Murphy, uscito malconcio dall'affascinante scontro con Williams; Hendry, che rimedia solo un frame con Lee. Non si sa se considerare sorprendenti le ormai usuali uscite premature di Robertson, che da oltre un anno non ne indovina una, e Dott, che pur avendo vinto un torneo in luglio (la tappa tedesca delle World Series), prolunga qui la sua interminabile striscia negativa nel main tour.


Ennesimo trofeo in bacheca per Ronnie O'Sullivan

Gli ottavi di finale potremmo definirli "il turno delle grandi rimonte", alcune finalizzate poi con una vittoria, altre fermatesi a un passo dal completamento. Fa parte del primo gruppo quella di Maguire, che risale dal 2-4 per vincere 5-4 su McManus; non coronate da pieno successo sono invece quelle di Lee, che risale da 1-4 a 4-4 per farsi soffiare l'ultimo frame da Harold; quella di Hawkins, stessa sorte contro O'Sullivan; infine quella di Williams, sull'orlo del "cappotto" all'intervallo (0-4 da Allen) che si ferma però a quota 3. Nel frattempo naviga in acque tranquille John Higgins, che approda sino in semifinale senza troppi sforzi e sembra pronto a una finale con O'Sullivan (che lo ha indicato come il più temuto dei suoi avversari), dal momento che nei last 4 si trova di fronte non il favorito Maguire, bensì il redivivo Harold, che ha un pessimo record con lui negli scontri diretti. Ma la tegola arriva anche per il "mago di Wishaw", costretto a subire il gioco lento ma inesorabile del veterano irlandese fino al 5-1, tentando poi una disperata rimonta cui Harold mette fine nel decimo frame per il 6-4 conclusivo. Intanto O'Sullivan tira un po' il fiato con Perry, superato abbastanza facilmente, per lanciarsi nella riedizione dell'ultima finale mondiale contro l'amico Carter, che tuttavia ha sempre battuto nei 9 precedenti scontri diretti. Stavolta Carter sembra più convinto delle sue chances, e ci vuole il miglior O'Sullivan per tenergli testa in un duello quasi privo di errori, dove ogni volta che un giocatore trovava la strada della prima imbucata finiva poi per chiudere il frame sul colpo. Si arriva al 5-5 senza che nessuno dei giocatori abbia mai avuto un vantaggio superiore a 1 frame, ed è Carter a partire meglio nella frazione conclusiva, ma vicino al mezzo centone manca una rossa non difficile, lasciandola sui ganascini ma in copertura. O'Sullivan va coraggiosamente di sponda e trova imbucata e piazzamento, che gli aprono la strada per l'ennesima vittoria sul filo di lana, e per una finale che si preannuncia senza storia.


Carter perde in semifinale da «the rocket»,
stessa sorte dell'ultima finale mondiale

Così sarà infatti: Ronnie è sicuro di vincere e malgrado il primo frame vada a Harold, da lì in poi ci sarà un solo giocatore in campo, col risultato finale che poteva persino essere più severo del 9-3 effettivo. A risultato ormai ampiamente compromesso, Harold va in cerca di ulteriore gloria in questa settimana comunque da sogno per lui, tentando di mettere a segno un 147; si fermerà all'undicesima rossa, accontentandosi di un frame che ha solo accorciato le distanze, e prolungato di qualche minuto il match.

Si chiude così il primo atto di una stagione che si preannunciava ricca di novità, non tutte positive purtroppo: a fianco del benvenuto ingresso di un nuovo ranking tournament (si giocherà in Bahrein, a novembre), si registrano le uscite di scena dei due più importanti sponsor del circuito: 888sports.com e Saga Insurance. Una ridefinizione delle strategie le ha portate a chiudere anticipatamente i contratti, lasciando scoperta l'organizzazione per 1,5 milioni di sterline. Fortunatamente esistono delle "scorte di emergenza" adeguate a sostenere eventi di questo genere e a garantire i montepremi almeno per tutto quest'anno, ma dalla prossima stagione sarà necessario per la World Snooker Association trovare nuove entrate di portata paragonabile ai due nomi uscenti, per evitare un pericoloso ridimensionamento dei prize money che può portare a conseguenze difficili da prevedere ma certamente non positive. Naturalmente seguiremo su queste pagine l'evolversi della situazione, così come tutti i prossimi appuntamenti agonistici a partire dallo Shanghai Masters di inizio ottobre, che troverà spazio sul prossimo numero. Buon biliardo a tutti!

 

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