Wembley incorona il suo nuovo Re
Di Enrico Galli, in Snooker - Articoli - febbraio 2008

Circa un anno e mezzo fa, su queste pagine, nei pronostici per la stagione che stava per avere inizio fece capolino un nome poco in auge: quello di un ragazzo 23enne che, dopo aver fatto intravvedere ottime cose nei primi anni di professionismo, si era poi assestato tra le seconde linee del gioco, figurando al 28° posto nella classifica ufficiale. A guardare dove sta oggi, Mark Selby, verrebbe da pensare che chi scrive è un vero esperto... in realtà una previsione tanto felice quanto inattesa può essere solo frutto di una fortunata coincidenza, ma i fatti sono sotto gli occhi di tutti: da allora, il ragazzo di Leicester ha collezionato una finale al mondiale di Sheffield 2007, una semifinale al Campionato del Regno Unito 2007, e il trionfo in questo Masters 2008, alla sua prima partecipazione (affianca Spencer, Montjoy, Griffiths e Hendry con questa impresa). Ah, dimenticavo... nel frattempo ha anche trovato il tempo di aggiudicarsi un titolo mondiale nel palla 8 inglese, superando in finale un certo Darren Appleton!


Ronnie O'Sullivan, un'uscita al primo turno
dopo la vittoria allo UK Championship

Ciò che stupisce di più di questo simpaticissimo ragazzo è la versatilità nell'adattarsi alle varie situazioni di gioco: ora un ritmo serrato, ora una lentezza tanto accentuata da sembrare intenzionale, ora uno scherzo col pubblico... nulla sembra mandare fuori giri Selby; e quando le partite si fanno complicate, magari anche ricche di errori nelle imbucate e con scarsa qualità di gioco, sembra essere sempre lui a venirne fuori. Non solo qualità tecniche dunque, ma anche grande carattere, carisma e capacità di attirare le simpatie del pubblico: in questo ricorda molto il compianto Paul Hunter, e forse non a caso il suo primo grande successo nello snooker si è materializzato proprio a Wembley, teatro del memorabile trittico di vittorie del ragazzo di Leeds.

Se dunque la Wembley Arena ha consacrato quest'anno un nuovo grande personaggio, allo stesso tempo è stata occasione di bilanci per alcuni «mostri sacri» dello snooker degli scorsi decenni: a cominciare dal leggendario Stephen Hendry, che è uscito sconfitto proprio da Selby al primo turno, dopo essere stato in vantaggio per 5-3 in un match costellato di errori; lo scozzese continua a negare che la sua carriera sia al capolinea, sostenendo di giocare un grande biliardo in allenamento, e che tutto ciò che gli serve per tornare ai vertici è una vittoria importante. I suoi tifosi se lo augurano, ma l'evidenza dei fatti sembra parlare in un altro senso... lodevole comunque la combattività di questo campione, che dopo aver conosciuto stagioni in cui era pressoché imbattibile, e sulla soglia dei 40 anni, non ne vuole sapere di arrendersi.

Il declino è inevitabile anche per l'altra leggenda vivente dello snooker, il veterano Steve Davis; raggiunto l'obiettivo di restare tra i primi 16 al compimento del 50° anno di età, sembra non avere più le motivazioni giuste per restare competitivo: un'altra sconfitta al primo turno per mano di Marco Fu, ma soprattutto un livello di gioco non più all'altezza della situazione. Non fa annunci definitivi ma ammette che durante la prossima estate rifletterà sul da farsi... «ci sono tre motivi per decidere di smettere - sostenne Davis in una recente intervista - non divertirsi più giocando a snooker, non essere più competitivi a un livello accettabile, o avere trovato qualcosa che sostituisca pienamente lo snooker nella propria vita. Nel mio caso, nessuna delle tre cose si è ancora verificata...» ma il mondo dello snooker si muove in fretta, e anche per l'intramontabile Davis potrebbe essere giunto il momento dell'ultimo inchino davanti al suo pubblico.


Mark Selby festeggia meritatamente insieme alla fidanzata Vicky

Più diretto il terzo grande campione in crisi, ovvero il gallese Mark Williams, che invece sembra proprio aver trovato quegli interessi nella vita che stanno sottraendo la sua concentrazione dal tavolo verde: «Non ho intenzione di giocare le qualificazioni a Prestatyn l'anno prossimo; se a fine stagione sarò uscito dai primi 32 della classifica, molto probabilmente annuncerò il mio ritiro». Per quanto tale prospettiva possa addolorare gli appassionati di questo sport che - come il sottoscritto - hanno ammirato le gesta di Williams nei suoi anni d'oro, alla luce delle sue prestazioni recenti tale annuncio suonerebbe quasi come una liberazione.

Ma torniamo alle vicende sportive di questo Masters 2008, che ovviamente vede scontri al vertice sin dai primi turni, a cominciare dalla rivincita della recente finale dello UK Championship: O'Sullivan-Maguire. In quell'occasione la sconfitta per lo scozzese fu quasi imbarazzante, ma quest'anno sembra quasi una regola fissa uscire al primo turno dopo aver vinto un torneo, e neppure Ronnie riesce a sfuggirvi: cede il passo a Maguire in modo a dir poco rocambolesco, fallendo con il rest l'ultima blu dell'undicesimo e decisivo frame, dopo aver rimontato dal 3-5 ed entusiasmato il pubblico con quella che sembrava la serie finale vincente.
Altri scontri interessanti hanno visto Ding Junhui superare John Higgins per 6-4, la già citata rimonta di Selby su Hendry, e la vittoria del cinese Fu, che infligge un altro brutto colpo alla finora fallimentare stagione di Neil Robertson. Il cinese confermerà il suo ottimo stato di forma superando nei quarti il più giovane connazionale Junhui, ma anche la sua scarsa propensione alle partite in cui parte come favorito, quando in semifinale cede di schianto a Stephen Lee con una prestazione del tutto incolore.
Il corpulento ragazzone inglese, reduce da una serie di tornei tutt'altro che positivi, sembrava destinato a una rapida uscita di scena anche in questo Masters, quando si trovava sotto per 5-2 nel match di esordio con Dott, ma la rocambolesca rimonta gli dev'essere servita da ispirazione: tra quarti di finale (Ebdon) e semifinale (Fu) piazza un parziale di 12-3, qualificandosi per la sua prima finale in carriera di un torneo dello Slam.


Stephen Lee, prima finale in carriera in un torneo dello Slam

Dall'altra parte del tabellone, Selby realizza un'altra incredibile rimonta per imporsi 6-5 su Maguire, tanto che lo scozzese rilascerà a fine partita un'eloquente dichiarazione: «Non riesco a credere di avere perso... pensavo davvero di essere già al prossimo turno». A conferma di quanto detto all'inizio dell'articolo, Selby non si smentisce e i suoi nervi non cedono neppure in semifinale contro un determinatissimo Doherty; in un match estremamente tattico, contro uno dei giocatori più esperti e strategicamente abili come l'irlandese... è ancora lui a uscirne vittorioso: Mark Selby, manco a dirlo per 6-5.

Prima della finale i favori del pronostico vanno leggermente dalla parte di Selby: il ragazzo sembra pronto per il primo grande successo, mentre Lee, più esperto, ha sempre manifestato dei limiti caratteriali quando la posta in palio diventa davvero alta... ed è esattamente così che è andata; Lee parte bene portandosi 3-2, ma da qui in poi Selby prende il gioco in mano e si va all'intervallo sul 5-3 in suo favore. Alla ripresa delle ostilità Lee non riesce più a entrare in partita, ed è una passerella trionfale per Selby che chiude 10-3 con una serie da 141 (quarto centone della sua partita) che eguaglia la serie top del torneo di Doherty e gli frutta ulteriori 5.000 sterline da aggiungere alle 150.000 del primo premio. Comprensibilmente felice Selby, che ora punta altissimo: «Sarebbe bello proseguire la striscia vincente al Crucible, dopo la finale persa l'anno scorso», mentre Lee manifesta apertamente la sua delusione, per la gente che era venuta a vederlo e per il suo amico Paul Hunter, cui avrebbe dedicato la vittoria.

Ora il circo dello snooker si sposta a Malta, dove quest'anno si gioca un major ma non più valido per la classifica mondiale; subito dopo, la settimana successiva, si torna in Galles, per il classico Welsh Open che resta invece un ranking tournament. Vi racconteremo di questi due eventi nel prossimo numero!

Visualizza il tabellone completo del torneo




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